Chandelier

Non se lo sapeva spiegare. Strano in realtà, aveva sempre creduto di possedere buone capacità di comprensione, ma lei di quella storia, di quella notte non sapeva dire nulla. Sapeva qualcosa, ricordava qualche pezzo, che poi sfumava nell’oblio più completo. Se poi fosse volontario o meno non ne aveva idea, tuttavia aveva capito di aver bevuto davvero troppo. Aveva iniziato con roba leggera, una birretta, un cocktail. Aveva anche creduto, per un secondo, di essere stata drogata, sbagliandosi, solo che non era umanamente possibile dimenticare con una tale facilità ore ed ore della propria vita. Invece lei ci era riuscita, e con una dimestichezza spaventosa. Forse c’entrava anche il fatto che di bere lei non era un’esperta, e quando beveva si teneva alla larga da alcolici e superalcolici . Sapeva l’effetto che le facevano. Ma era il suo compleanno, ed era triste. Quando si dice affogare nell’alcool i propri dolori. Lei ci era proprio annegata nell’alcool e tra le luci di una città che l’aveva rapita e fatta sua con due bicchieri. Forse otto. Non le interessava però, le piaceva ogni tanto vivere la sua vita senza limiti e sentirsi padrona del mondo, di tutto quello che la circondava, persino di se stessa. Di quel corpo, che odiava tanto, di quei fianchetti carnosi e quelle labbra screpolate dal freddo. L’unica cosa che ricordava chiaramente erano due occhi. Brillavano, questo non poteva dimenticarlo, quanto le stelle e il buio insieme, come se avessero deciso di confonderla. Anzi sembrava proprio che lì dentro scorressero fiumi di ambrosia e di miele, ruscelli di alcool e ebbrezza. Non se lo sapeva proprio spiegare. Per questo, anche da sdraiata nel letto, decideva di abbassare le palpebre e godersi la carezza di quelle pupille appuntite come spilli e morbide quanto un bacio di rose. In quella notte rivedeva lui, nel sorriso di una luna stanca e di una strada vuota e liscia come la pelle di un serpente. Un serpente che strisciava e la guardava con quegli occhi magnetici, ipnotici e brillanti, così brillanti. Li avrebbe cercati tra mille altri sguardi senza trovarli e forse non li avrebbe trovati mai, ma questo lo sapeva e lo accettava. Le bastava quel ricordo nebbioso, che si perdeva con lei e con quella maledetta notte, quel maledetto bicchiere in più, che ora non la faceva stare in piedi. Avrebbe voluto baciarli quegli occhi, leccarli per sentirne il sapore e guardarli per sempre. Erano un antidoto per il mondo, una vita da vivere in un posto lontano, un posto che non esisteva e mai sarebbe esistito. Eppure pregava con tutta se stessa di sbagliarsi, di trovarli quegli occhi, magari proprio dentro di lei. Li avrebbe ripescati dal suo cervello ogni qualvolta che voleva e ci avrebbe osservato il mondo in un’onda del mare, in uno tsunami.

Annunci

Un pensiero riguardo “Chandelier”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...