Pensieri che zoppicano

Non sono mai riuscita a farmi crescere le unghie, in tanti anni di vita non ci sono mai riuscita. Il che fa ridere, visto che ci ho provato così tante volte. È proprio il fatto di riuscire che non fa per me. Del resto, mentre davanti a me ho la vita, non riesco a far crescere neanche quella, non ho idea di cosa farci, forse dipingerla, strapparla, mangiarla. Ma io non sono qui per parlare di cose difficili, ho finito gli esami e sto bene. E la patente, quella no, ancora non l’ho presa -mi hanno bocciato, lo ammetto. La cosa triste è che non mi pesa per niente, mi scivola addosso, come ogni cosa che non mi interessa. Lo considero un problema, questo scivolare addosso: non riuscendo a fingere interesse per le cose che appunto non mi interessano, sul mio viso si può leggere tutto quello che penso. Un libro aperto, con gli occhi di mare. Un libro bianco, da scrivere o da rimanere per tutta la vita senza neanche una parola. Sta a me scegliere di prendere la vita per mano e farla toccare montagne e evitare gli abissi -se poi evitarli sia un male credo non lo saprò mai. Ho un po’ paura di tutto, di cose stupide e di cose troppo grandi che per altri sono troppo piccole. 

‘E se lo guardi cosa vedi?’

Cosa vedo, a volte mi capita di pensare di avere davanti a me una porta che sussurra un ‘aprimi’ troppo dolce per essere vero, a volte un piccolo viale di intarsi di legno, in cui perdersi e lasciar cadere tutta me. Non saprei dirlo, mi sento giù e poi su, in un abisso dove siamo ciechi entrambi e le mani si trovano per uno spasmo sordo. Vedo anche la spontaneità di una vita che invece cresce, come edera, tutto intorno a me e mi entra nelle labbra, la purezza di uno sguardo che nasconde mille, qualcuno ritirato e qualcuno lanciato così avanti da non poter più tornare indietro, ma solo andare più lontano. Sono occhi che ad ogni passo ne fanno due e come se fossero una sfera di cristallo, vedessero quel domani, quello che abbiamo già vissuto senza rendercene conto. Forse dovrei mettere gli occhiali e osservare meglio, vedere ciglia nere che si intrecciano in un bacio e si amano come possono, in un fruscio; vedere una carezza scivolare sulla pelle e divorarla nella sua tenerezza, un morso troppo profondo e una lingua soffice come il cuscino dove i capelli si spargono come raggi; vedere un respiro soffiare più forte del vento. Ma gli occhiali non li ho ancora comprati e se lo guardo vedo solo dita afferrarsi perché di stare da sole, per una volta che vale una vita, non ne hanno la benché minima voglia.

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