Disagio delle 00:07

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Dio o io?

Tuoni, lampi e nuvole! Per Me Stesso cosa va succedendo in questo luogo dimenticato da tutti e persino da me che lo possiedo? Cosa va succedendo in questa landa desolata di disperazione e solitudine che un tempo era chiamato Terra? Cari Uomini, vi avevo lasciato dopo quella piccola lite per una mela e ora che torno il problema è sempre lo stesso? Cosa vai vi interessa dell’universo e del sapere, non vi basta sapere che ci sono io, l’onnipotente, l’unico, l’eterno: Dio? Ragionate bene, non è forse abbastanza per le vostre piccole menti? Vi ho donato un corpo e un’anima, com’è che la chiamate adesso? Ah sì, cervello. Stronzate -anche Dio può usare le parolacce al giorno d’oggi- non avete né cervello, né neuroni, tanto meno un’anima, non c’è altra spiegazione per ciò che avete fatto. Guardate quel petrolio che vi avvolge in un abbraccio soffocante, pregustate la vostra stessa morte. L’inferno non vi vorrà, nemmeno il limbo. L’ho detto io a Caronte di cacciarvi persino dalla terra dei morti, perché voi rimarrete su questa, di Terra, vostra Terra, e la vedrete perire, soffrire, morire. Morirete con lei, verrete uccisi da voi stessi, da una barzelletta di pessimo gusto, mica da una bomba nucleare. Flagellati da un risolino soffocato da aliti di smog e cenere. Ma voi non siete fenici, e non risorgerete né come loro, né come mio figlio. Dannati, peccatori maledetti. Forse durante la Genesi avevo alzato troppo il gomito…

Buio.

Era stato prosciugato, tutto ciò che le apparteneva, o forse a cui lei apparteneva, era stato risucchiato. In un tunnel buio che mai avrebbe trovato uno spiraglio di luce, una grotta piena di stalattiti che incombevano sui suoi capelli profumati ormai di zolfo: sentiva il fardello che il mondo porta appesantirla anche se lei sarebbe dovuta essere solo una spettatrice dello scempio che era la sua casa, la sua città, il suo continente. Così alla fine era stata proprio lei -quella che mai avrebbe voluto- ad assassinare la terra che le aveva donato la vita, aveva massacrato il cadavere della sua esistenza, ferendolo, martoriandolo, senza nemmeno accorgersene. Aveva lasciato scivolare sulla sua pelle tutte le preoccupazioni in un fiume di scelleratezza, che magari aveva scavato il tunnel dove ora oscillava, come un’impiccata senza corda. L’aria umida la accoglieva in un abbraccio di morte e lei non poté altro se non sdraiarsi sull’humus appuntito che l’aveva graffiata con il suo tanfo di decomposizione- chissà quante persone erano già passate di lì e quante avevano superato il varco del mondo dei cieli. Si sentiva un pellegrino a cui mancava la luce della fede, perché sapeva di dover credere in qualcosa, ma in cosa? Non riusciva nemmeno a credere in se stessa, figuriamoci pensare a un’entità superiore in grado di salvarla. La sua salvezza era dentro di lei, così come tutti gli abissi che aveva scavato negli altri e dove un bagliore accecante risplendeva. Si alzava e cadeva, si alzava e cadeva, poi cadeva e basta. Non aveva la forza fisica di tornare a vedere il sole, le bastava il nero – un nero che colava in lacrime d’oro putrido sulle sue guance, sulle pareti della grotta e le ferite del mondo.

No sense, sul serio, e capelli.

Oggi, giorno Due Novembre Duemilatredici vi racconterò della mia incredibile storia dl parrucchiere. Meglio cancellare e rinizare da capo, quest’inizio è tremendo.

I capelli le erano cresciuti tra le risate e le lacrime di dolore che aveva versato per lui, suo unico amore, sua unica metà. Troppo smielato.

Da una pettinatura si può capire una persona diceva Freud, lo si vede anche nella Carica dei 101. Ma che cazzo scrivo?

Li ho tagliati, finalmente ho tagliato i miei capelli. E qua voi direte chissene frega, ma chissene frega lo dico anch’io e continuo a scrivere il post. Credo che sia un rito iniziatico per una nuova vita, o almeno spero sia così, del resto sono queste le poche speranze che mi rimangono. La mia, un’esistenza piena di momenti straordinari, davvero. Vorreste essere me, non è vero? Vorreste vivere nel mio corpo e annegare nelle mie angosce, nella mia ansia più pura? Ma del resto chi mai lo vorrebbe. Non potrei farlo, non potrei mai diventare qualcuno  o qualcosa che non sono. Sarebbe sì divertente, ma il mio corpo poi mi mancherebbe come l’aria, nonostante io lo critichi tanto. Per questo essermi tagliata i capelli un po’ mi ha scombussolata, anzi vedere tutti le mie lunghe ciocche bionde -che volevo vendere- esser spazzate via da cotanto amante mi ha destabilizzato. Sono cambiata? Spero di sì. Mi piaccio anche se mi sembro un po’ spelacchiata? Sì, da morire. È questa la forza del cambiamento, dalle cose più piccole, come tingersi i capelli al buttare finalmente fuori Berlusconi dal Senato, chi mai ci riuscirà. Sto delirando, meglio che questo post non venga mai pubblicato. E invece io sono ribelle e lo pubblico, non rileggendolo nemmeno.

Ispirazione.

L’ispirazione è passeggera ed io semplicemente sono in balia di queste onde che mi spingono dentro fantasia e che al contempo mi trascinano verso la realtà. È poi così strano non avere niente di cui scrivere? Credo sia una delle prime volte in cui non ho proprio nulla: inizio e dopo due righe tutto mi sembra insulso, banale. Allora ricomincio -dovrei forse dirvi che è la terza volta che riscrivo quest’articolo?- e poi cancello direttamente tutto. Perché? Non lo so nemmeno io, forse qualcosa nella mia testa si è scheggiato, forse non so cosa scrivere perché la mia vita è normalissima e la mente rispecchia esattamente ciò che vivo -forse. Anche questo post, non lo vedete anche voi? È solo un agglomerato di pensieri che si rincorrono per non perdersi, anche se uniti non sono stati mai. Quindi vi starete chiedendo il perché di questo post. Beh, non lo so nemmeno io. Sono poche righe per dirvi che io comunque sono sempre qui, anche se non ho niente di interessante da dire. Per ora.

Idee e progetti.

Ogni giorno mi sveglio con una gran voglia di scrivere, mi dico: ‘Ehy, oggi ho un’idea strabiliante.’ E poi puntualmente me ne dimentico, o mi rendo conto che quell’idea non era poi così meravigliosa. Così, anche oggi, alzandomi dal letto ho iniziato a scervellarmi su una storia che mi era saltata in mente, ed ora, a distanza di poche ore, già me ne sono dimenticata. Non che io non abbia una buona memoria, ma sembra quasi che i miei pensieri mi sfuggano, magari sgattaiolando dalle orecchie. Ma poi, anche ricordando, non so come mettere tutto in forma scritta. Stamattina avevo pensato sul giocare sul discorso dell’intero e della metà: Platone diceva che in principio esistevano gli androgini, poi brutalmente divisi in due e desiderosi di ritrovare la loro metà perduta. Tutta tranquilla ho fatto colazione rimuginando sul progetto della mattinata, che mi avrebbe occupato un po’ di tempo, dato che il mio mondo inizia sempre troppo presto -7:30 quando mi sveglio tardi – e le mie amiche si svegliano verso le 11:30. Poi però l’ispirazione si è dissolta insieme ai biscotti nel latte ed ho quest’idea che mi frulla in testa, ma che non so come far uscire. O almeno, parlando di un post su un blog, sì, posso fare uno dei miei soliti agglomerati di pensieri, ma oggi volevo fare qualcosa di più grande, riflettere più sommariamente. Aspettatevi un gran discorso, allora. Nel frattempo direi che la cosa migliore è non perdere mai il desiderio di mettere i propri sentimenti su carta -in questo caso virtuale. Solo così potremo ricordarci di cosa siamo stati e scoprire cosa saremo. Poi chi lo sa, il mondo è una tela bianca e noi un solo puntino nero, tocca a noi diventare di mille colori e dipingerlo.

Cenerentola, Biancaneve e Aurora: il dietro le quinte.

In questo caldo Luglio vado al mare, prendo il sole -…- e leggo, leggo, leggo. Divoro libri come una forsennata, immaginando di essere altrove, di essere in un’altra era, di essere la protagonista superfiga del libro. Perché diciamocelo quante principesse brutte sono state le protagoniste delle tante storie che ci hanno raccontato? Zero. Tutte scartate per la meravigliosa Cenerentola, la dolce Biancaneve e la deliziosa Bella Addormentata. Ma qualcuno ha mai pensato alla ragazza che puliva le scarpette di cristallo di Cenerella una volta diventata regina, all’uomo che sbucciava le mele di Biancaneve o alla badante che sprimacciava il cuscino di Aurora? No, nessuno. Il libro si focalizza su quell’unico splendido episodio tralasciando i mille tremendamente normali.

‘Dobbiamo sognare, no?’

Sì, certo e non lo metto in dubbio, ma a volte vorrei un po’ di verità. Per fare un esempio pensiamo all’estate. Ditemi chi è così sexy nel mangiare un magnum. Vi prego ditemelo perché a me il cioccolato si spezza sempre e il gelato mi cola dappertutto.                         Non so perché proprio ora, tuttavia mi rendo conto di quanto incoerente sia questo mondo.

P.S. Se sapete come mangiare un magnum in quel modo però davvero, telefonatemi.

Nosense.

I post senza senso sono sicuramente i miei preferiti. Forse perché non ho un argomento su cui scervellarmi con figure retoriche studiate, ma scrivo di getto. Perciò ora inizio, siete stati avvertiti.

Oggi è una bella giornata, non solo a livello meteorologico esterno, ma anche interno: nessuna tempesta in vista ma solo un caldo sole a riscaldarmi il petto. Mi sento serena, finalmente la mia bufera si è placata, lasciando un po’ di spazio a dei timidi raggi che rischiarano le giornate buie degli ultimi tempi. Ed è una sensazione atroce, perché quando ti sembra di aver trovato la pace, ecco che lesta arriva la noia, e la voglia del meraviglioso far niente. E il navigar m’è dolce in questo mar. Forse perché questo mare è proprio il mio, il mare dell’ozio, nel bel mezzo del nulla. Ora come ora dovrei fare la valigia, eppure sto seduta sulla mia scrivania a scrivere in questo blog. Dove vado? Vado a Londra! Si vede che questo dolce mare vuole già lasciarmi. Non vedo l’ora sinceramente. Mi è sempre piaciuta l’Inghilterra, nonostante le sue continue tempeste di pioggia in qualunque periodo dell’anno. Forse insieme all’Inghilterra tornerà la pioggia, ma chi ha mai detto che la pioggia è sempre un male? Se non sbaglio quando piove se il sole illumina le goccioline d’acqua appena cadute dal cielo, l’arcobaleno prende vita.

Come al solito, la perfezione sta nell’equilibrio.