09-02-2017, 03:19

Oggi, e non lo faccio spesso, vorrei parlare un po’ delle mie cazzate pseudo filosofiche. Molto probabilmente però, conoscendomi, non finirò ciò che mi sono prefissata di dire, forse proprio perché il bello di questi discorsi è la spontaneità con cui sgorgano, ancora confusi, ancora aggrovigliati. Ciò su cui mi sono soffermata è quanto la cultura si riverberi nella vita di tutti i giorni, attraverso un concetto quasi subalterno della stessa, e quanto invece la cultura ‘libresca’ sia ritenuta indispensabile ma non per questo valore condiviso da una società. Così il reietto si scopre quello che non guarda la televisione, e magari legge. Insomma, per essere accettati da una  società mediocre bisogna veicolare valori mediocri, come il bell’aspetto disunito dall’ «agathós», per dirla alla greca, più semplicemente il buono che dovrebbe appartenerci, l’empatia che ci ha permesso di crescere verso un ideale di vita associata basata sulla condivisione di valori solo possibili se sociali e socializzanti, sebbene poi divenuti gerarchici e castali. È così che i capisaldi della nostra cultura si dimostrano essere parole che non esistono, in una notifica del telefono, e si sgretolano sotto pesi che non sapevamo di portare fino a quando, per sbaglio, una sera ci siamo guardati allo specchio e non ci siamo visti lì, ma da qualche parte lontana, con il mare tra i capelli, forse era il cielo. Ma non lo possiamo sapere, perché il nostro specchio è nei bagni pubblici di una stazione, con la realtà che sa di sporco, come tutto quello che abbiamo scoperto di avere intorno in una frazione di secondo. Eppure preferiamo dimenticare tutto quanto, e facciamo le cose tanto per fare, un figlio fatto di corsa, in una notte finita anche lei in bagno, a vomitare l’anima e anche qualche cosa di più. 14959054_1215443071863238_764427576_o

La cosa più spaventosa è questa che è questa dipendenza morbosa a renderci umani, questo desiderio di condivisione e di compassione. Eppure il modo di vivere da osannare è quello di chi non si lascia trasportare da alcuna emozione: vince chi non prova ad essere se stesso. E da qui partirebbero altri mille pensieri, che non saprei neanche bene come scrivere, poi finisce che diventa un casino e ci metto dentro di tutto, questa immensa storia umana fatta solo di maschere, sono costellazioni di personalità naufraghe e stanche, abbandonate lontano dalla riva di se stessi.

Insomma, come si può credere indispensabile una cultura che non viene cibata di nessun nuovo pensiero se non di ririricorsi della storia, di un ‘tutto scorre’ che sa tanto di hipster e di vissuto. Sono queste le minchiate che ammazzano ogni novità, altro che le guerre di religione, sono cose più concrete, è la troppa libertà, che si sa, dà alla testa, come tutto ciò che non è mediocre. Si vive bene soltanto nel mezzo, tocca trovare un rifugio in cui nascondermi non appena il mondo si fa più terso.

(Im)mortale

Gioite, uomini, godete della vita donata a voi dal Signore. Crescete, riproducetevi, morite. Questo è un dono che Egli ci ha fatto.

Io le labbra le spreco in discorsi futili, mio Re, le mie mani forgiano armi e non le depongono, le mie orecchie ascoltano solo il vento. Chiedo Aiuto, chiedo Te, salvezza mia, mia pura ed amata diletta, figlia della lealtà e della bugia, prego che tu mi svesta di questi stracci e li bruci. Ti supplico, anima del desiderio ardente, della monotonia cocente, prendimi con te, volerò in alto, al tuo fianco. Non precipiterò, se non sarai tu a chiederlo. Vigilerò sull’umanità intera, passerò il mio tempo a restituire il dono che mi hai fatto.
Dio mio, non mi abbandonare, sono qui per chiedere perdono, di perdonare me. Ho peccato, ho peccato molto. Ho ucciso, ho disonorato il Padre e la Madre, ho detto bugie e le dico ancora. Perché io lo so che Tu non ci sei, e mento quando dico di crederTi. Dov’eri, mio Signore, mentre mia madre sul rogo si disperava. L’acqua cura, il fuoco distrugge. Tu mi dai possibilità. Io le Tue possibilità non le voglio, perché se la mia unica possibilità è morire, allora muoio e vivo come dico io. Chi sei Tu? Qual è la Tua faccia? Mi hai creato a Tua immagine e somiglianza, sono forse io il mio stesso Dio? Zitto, non parlare. Non ti azzardare, hai già detto troppo rimanendo in silenzio, senza fiatare. Onnipotente, onnisciente, immortale –debole, ignorante, mortale son io. Rinascerò, una foglia, un fiore, un seme. Tu, Dio, tu non possiedi nulla, l’Eden, semplicemente è dentro di me e la tua mela l’ho già colta.
Non voglio altre possibilità, mio Signore. Lasciami andare via.

(Non ci sono parole.
Desolazione, un pizzico di sale, origano e due lacrime.
Ci sono troppe parole.
Cuoci a fuoco lento e poi alto, di colpo.
Non so più parlare.
Servire freddo, su un tavolo di ossa.
Non voglio più parlare. Il mio respiro fluisce in nuvole di fumo morte.
Scompaio nel vapore di una nebbia fitta.)

Scappo, così lontana da essere vicina. Vita scorre nelle mie vene, una ramificazione verde che, come un albero, impianta le sue radici in me e succhia via tutta la mia dolce linfa.

Lingue morte.

Compito di Latino: √

Fatto come poi è un altro problema… Ho sempre sognato di poter fare un anno all’estero nell’Antica Roma o nell’Atene di Pericle, magari avrei potuto imparare la lingua. Perché così, lo giuro non lo farò mai. In più mi chiedo: ma questi Latini e questi -maledetti- Greci non potevano scrivere di cose normali? Perché davvero, è incredibile quanta roba che non sta né in cielo né in terra siano riusciti a scrivere, in primis i Greci. Non intendo dire che non siano interessanti -……- o che non abbiano un loro fascino nascosto. Il punto è proprio che questo fascino si è nascosto troppo bene per i miei gusti. Sarà colpa della professoressa, sarà  colpa della mia pigrizia, sarà colpa della lingua incomprensibile, fatto sta che a me il Greco proprio non va giù. O almeno finora. Mai dire mai. Il Latino invece già mi piace di più, parlando a livello sintattico, ma quando si va a vedere cosa hanno scritto… Di secondo nome dovrebbero fare ‘copioni’. Hanno rifatto tutto in chiave Greca, ci saranno due cose che hanno inventato loro delle quali una è il racconto di Asterix e Obelix e l’altro il teatro per i famosi plebei, ovvero parolacce parolacce e parolacce. Se la mia professoressa leggesse quello che sto scrivendo verrei bocciata sicuramente. Ma è proprio per questo che mi piace avere un blog posso scrivere quello che penso apertamente. Quindi non fermatemi quando dico che IL GRECO E IL LATINO NON MI SERVIRANNO A NULLA E NON MI APRIRANNO LA MENTE, O DOPO TUTTI QUEGLI ANNI CHE I PROFESSORI INSEGNANO QUELLE DUE LINGUE MORTE DOVREBBERO AVERE LA TESTA SFASCIATA. 

 

Si fa per ridere. Forse.